erasmus connessioni
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Il telefonino: che magnifica invenzione. Ma come facevano nel lontano 1987 quei 3000 Erasmus pionieri a darsi appuntamento? In realtà come ci riuscivate anche voi a casa nel 1987, ormai secolo scorso (io avevo 6 anni: tutti i miei amichetti erano al parco). Il cellulare, soprattutto nella sua variante scritta sms, serve a tenere i contatti col resto del gruppo, per comunicazioni di servizio, per le urgenze, per prendere in giro, per scrivere un po' nella lingua del posto (e imparare relativa segnatura contratta per risparmiare caratteri), per affidare all'etere cose altrimenti difficili da dire. Insomma un Erasmus lo si riconosce perché sta sempre col telefonino acceso, a messaggiare, a fare foto e filmati, a sentire la radio, ogni tanto lo usa perfino per telefonare.  

Già sento gli strali degli apocalittici: non se ne può più di gente che urla sui treni disturbando tutte le anime pie del vagone. Che stress: questo bisogno inutile di rintracciabilità perenne. Conseguenze nefaste: "la perdita della solitudine, della riflessione silenziosa su noi stessi, e la condanna a una costante presenza del presente. Non sempre la trasformazione coincide con l'emancipazione" [citato da Umberto Eco]. Ma va là. Anche se è Eco, riportando l'opinione di terzi, devo dissentire. Tutto questo astio nei confronti del telefonino è immotivato. Forse che il computer va bene perché appartiene alla generazione precedente e il cellulare no? Internet sul pc sì e Internet sul palmare no?

In realtà, come tutti i media che si rispettino, il medium è neutro e se ne può fare un uso positivo o negativo. Se non volete essere rintracciati potete sempre spegnere questi aggeggi moderni. L'uso che si fa in Erasmus della tecnologia che si può portare a spasso è senza dubbio positivo: facilita e moltiplica possibilità e metodi di connessione. Ognuno è libero di spostarsi liberamente, chiunque è avvertibile per sms che la festa/cena/riunione si è trasferita in un altro posto, se ti dimentichi di qualcosa o qualcuno lo puoi avvertire all'ultimo minuto. Quindi comunicare con più persone contemporaneamente e senza che tutti siano compresenti è senz'altro un vantaggio. E' come avere un megafono: la voce arriva più lontano e senza fatica. Però, il però sul posto non c'è. O meglio è legato alla patria: il "negativo" è che il cellulare ti mantiene in contatto con la tua vita precedente. Il fatto di poter essere raggiunto, o peggio, di poter raggiungere in qualsiasi momento la tua famiglia e i tuoi amici è positivo per ovvie ragioni "sentimentali". Ma è negativo perché non ti isola completamente dalla vita di prima. Ti dà l'illusione di una presenza che è virtuale.

Il mantenimento continuo dei contatti da un lato offre sicurezze, dall'altro impedisce un vero distacco, un abbandono alla realtà che ci circonda. Questa sorta di cordone ombelicale telematico modifica anche la percezione di ciò che si ha attorno. Il senso di lontananza e di isolamento che si provava in passato, con la sottile ansia che ne derivava, rendeva più intensa l'esperienza del viaggio: il taglio era netto, a volte totale. [Marco Aime]

Questo sempre a proposito dei viaggi. Ma lo stesso discorso vale in Erasmus. Il cellulare è un aggancio alla vita pre Erasmus che rende lo stravolgimento dell'esperienza un po' meno stravolgente. C'è da dire che quest'uso del telefonino a mo' di cordone ombelicale tende ad attenuarsi con il passare del tempo. In fondo non è grave se riduce lo shock in terra straniera. Perciò all'inizio la tecnologia viene usata massicciamente per tenere i contatti sul posto e con la casa-madre, "durante" prevale l'utilizzo in loco, "dopo" per vedere che fine fanno tutti. Del "dopo" e della distorsione/dissociazione che la tecnologia produce sugli Erasmus ne parliamo più avanti.


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