erasmus esami
IERI, oggi

Filippo, prima di essere un Erasmus, è uno studente, e della peggior specie: quella universitaria. Un po' di storia del faticoso mestiere d’imparare, presa a prestito da Bologna.

Lo studente nasce come nuova figura sociale nel XII secolo: nasce a Bologna, a Parigi, a Oxford e riceve nel 1158 quel riconoscimento giuridico dall'imperatore Federico I che costituì la base delle future disposizioni di imperatori, papi, sovrani che ne definirono l'identità e lo status sociale. Per vari secoli l'identità collettiva di questa figura può essere così riassunta: lo studente è un giovane celibe, di sesso maschile la cui età può variare dall'adolescenza (nel caso delle Facoltà d'arti) fino all'età adulta (per la teologia soprattutto). Al di là della reale età anagrafica, lo studente è "istituzionalmente giovane", una condizione che lo induce ad assumere atteggiamenti che possiamo definire "rabelaisiani" che si nutrono di burle, facezie, travestimenti carnevaleschi. Negli ultimi due secoli questo stereotipo è notevolmente cambiato vuoi per la crescente presenza femminile, divenuta oramai maggioritaria, per una maggiore stabilità della fascia d'età e per la minore incidenza degli stranieri all'interno della comunità studentesca. Lo studente è inoltre fin dalle origini una figura che è presente solo nelle società urbane, una condizione dettata da esigenze materiali e intellettuali. La città fu il terreno di coltura ideale per la crescita di un sapere sempre più secolarizzato. Ora come allora, la città facilita l'incontro con altri intellettuali, maestri o studenti di altre scuole con i quali avere uno scambio di opinioni, un confronto reciproco e continuo di idee.

Lo studente quindi vive in città ma la sua presenza per alcuni secoli non è omogenea a quella degli altri gruppi sociali, a cominciare da quelli dei coetanei: per secoli gli studenti hanno costituito un corpo estraneo nel seno della città, difeso da norme, privilegi e leggi estranee alle consuetudini locali. Fu quindi inevitabile una certa dicotomia fra corpo studentesco e la città che ha dato luogo a una conflittualità sempre possibile, e questa dicotomia è rimasta nel substrato della coscienza collettiva e produce ancora oggi, in circostanze ben diverse da quelle del passato, un atteggiamento distaccato e talora sospettoso nei confronti degli studenti. Da qui la necessità di creare forme di mutua assistenza, di dotarsi di propri regolamenti, di dar vita a proprie magistrature per affrontare in modo unito e solidale i momenti di pericolo e di tensione che al di là dell'aneddotica hanno contrassegnato in modo ricorrente la storia di questo gruppo[…].

Ho osservato che lo studente era generalmente un immigrato, ma non è mai stato, sotto il profilo sociologico e culturale un deracinés, come la maggior parte degli immigrati, giacché il gruppo cui appartiene dispone di un proprio galateo, produce espressioni culturali proprie ed originali, nelle quali ogni membro si identifica e attraverso le quali viene identificato al di là della specificità del luogo nel quale si trova provvisoriamente a vivere. Questa sorta di meta-linguaggio è universale, è condivisa dal mondo studentesco nel suo insieme, al di là delle barriere territoriali. Esso facilita gli scambi degli studenti e ciò vale non solo per il passato, per l'età della peregrinatio academica , ma costituisce ancor oggi una delle condizioni su cui poggia il successo dei programmi di mobilità studentesca […]. Gli stessi studenti hanno […] sempre preferito auto-rappresentarsi enfatizzando le circostanze più trasgressive della loro esperienza. Questo atteggiamento, che si fonda sulla complicità che alimenta il sentimento dell'amicizia fra i giovani, ha concorso a mantener viva l'immagine degli studenti come "classe potenzialmente pericolosa", opinione che certo si è rafforzata nell'età della Università di massa e della contestazione[…].

La condizione di studente è una fase di passaggio nella vita di un individuo, è un'età della vita che lascia alla spalle ben poche scorie utili ad un esposizione museale; sappiamo anche che molti modi e forme dell'agire giovanile sono prodotti per restare all'interno del gruppo, per rafforzarne l'identità, per rinsaldare i vincoli di solidarietà. [Il Museo Europeo degli Studenti. Archivio Storico. Università di Bologna]

Fin qui la storia. Grazie Bologna. Passiamo all'attualità.



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