Il nostro Erasmus è uno studente universitario atipico. Vi sarete accorti che non abbiamo parlato molto della parte accademica del progetto, l'abbiamo volutamente tralasciata, lasciando intendere la sua impalpabile consistenza. In realtà ci sono molti Erasmus che vanno all’estero con l'intenzione di studiare. Alcuni ci riescono seriamente: frequentano le lezioni, parlano con i professori, fanno tesine e progetti, passano ore in biblioteca a fare ricerca tesi. Ho personalmente incrociato un paio di questi soggetti: persone normali che uscivano solo nei week-end e facevano la "tranquilla" vita degli studenti fuori sede. Ma c'è una forbice, che segna l'abisso, tra coloro che si definiscono "studenti-Erasmus" calcando su "studenti" e quelli che non hanno la minima necessità di usare il trattino per congiungere i due termini: semplicemente eliminano "studenti". Le differenze, ancorché principalmente soggettive, dipendono da diversi fattori "esterni". Innanzitutto dalla facoltà di appartenenza, dal tipo di corso di studi (vecchio/nuovo ordinamento), dal numero di esami che bisogna affrontare all'estero, dalla scelta del paese di destinazione, dalla fortuna che si ha nel trovare programmi giusti e professori giusti, ma andiamo con ordine.
Ci sono facoltà fatte apposta per fare l'Erasmus (Economia e Lingue e letterature straniere su tutte), altre si adattano bene al progetto (Scienze politiche, Lettere e filosofia), le rimanenti lo fanno a fatica. Tutto questo è al di fuori del controllo degli studenti. Se siete iscritti a matematica è solo colpa vostra. Però decidere il tipo di impegno accademico che si vuole affrontare in Erasmus è in vostro potere. Si sa che i paesi mediterranei hanno un sistema universitario un po' così, che in Inghilterra sono più fiscali ma ancora non severi, che il nord Europa è generalmente più tosto. In ogni università circolano leggende metropolitane riguardanti università straniere, prof. stranieri, paesi stranieri e esami stranieri considerati "facili" o in ogni caso abbordabili e cose assolutamente proibitive. Spesso hanno il valore che hanno tutte le leggende metropolitane, cioè pari allo zero. Le stesse leggende girano su professori e esami interni, ma come al solito gli esami (e i prof.) sono facili se li superate, difficili (anche se gli studenti usano termini rabelaisiani) se vi rimbalzano.
Tutto è allora legato alle capacità del singolo? Ma dove vivete? Quando mai conta la meritocrazia in queste cose? Molto dipende dal caso (o da interventi "soprannaturali" che lo "guidano"). Il singolo può decidere il "tono": se uno vuole fare una vacanza "culturale" sceglierà una bella città d'arte (Roma, Firenze, Napoli) sapendo che, volendo, i divertimenti non mancano. Se si vuole divertire andrà in Adriatico (Rimini, Riccione e dintorni), sapendo che, sempre volendo, c'è da acculturarsi pure a Ravenna. Perciò se uno studente opta per Madrid, Granada, Siviglia, Salamanca l'opzione culturale "alta" può ancora essere spesa (se sceglie università che sa essere severe e serie dal punto di vista accademico). Ma se va ad Alicante, a meno che non studi turismo, deve ammetterlo a sé stesso e agli altri. Vuole il divertimento. Naturalmente può anche studiare pazzamente o può studiare un semestre sì e uno no o impazzire a studiare un mese dopo che è stato bocciato (anche gli Erasmus vengono bocciati). Ciò non toglie che anche nell'università più semplice del mondo la sfortuna possa accanirsi contro di voi, riservandovi solo esami impossibili e prof. difficili. Ma vi basta sostenere anche un solo esame per evitare che vi levino la borsa. Ci sono ostacoli che si possono aggirare facilmente. Se è il caso di rischiare, saltandoli e rischiando la caduta, è una scelta vostra.
Prescindendo dalle decisioni dei singoli e dallo spazio che ognuno dedica allo studio, l'università almeno come posto fisico occupa una parte considerevole dell'esperienza di Filippo. Poi, se proprio lo volete sapere, all'università ci si diverte un sacco. Soprattutto in Spagna, che ha un sistema universitario che è una passeggiata: i corsi si basano su lezioni talmente semplici che per superare un esame non è quasi mai necessario leggere un libro, un manuale, un opuscolo; bastano gli appunti del prof. La maggioranza delle verifiche sono scritte, effettuate secondo la modalità "a crocette" che fa la gioia di qualsiasi studente. Molti insegnanti chiedono dei lavori da fare durante il semestre (le "pratiche"), ma anche qui siamo ai livelli dei temi di scuola media. Non per criticare l'università spagnola però tutta la difficoltà si riduce all'aspetto linguistico.
Perciò la funzione base dell'università, lasciando ai margini l'aspetto accademico, è di centro aggregativo. Il campus (per chi ha la fortuna di avercelo e Alicante ha il suo campus stile villaggio Valtur invidiato da tutti) è il polo di attrazione ideale per i nostri Blob. All'università si possono trascorrere intere giornate e senza mai aprire un libro. Il tempo passa veloce tra le ore in classe in compagnia di Erasmus e colleghi spagnoli che all'inizio vi guardano come marziani ma pian piano si affezionano a questi esseri che dormono con noncuranza durante le lezioni e sono aggiornatissimi sulle feste universitarie.
A mensa, bisogna pur mangiare, sembra di stare in campeggio. I tavolini da quattro vengono fusi a formare tavolate di 20 persone. Nelle ore di punta è difficile trovare una sedia libera. Quando si ha la forza di alzarsi da tavola ci si sparpaglia un po' in giro: alcuni vanno in biblioteca ma solo per Internet, mica per i libri; altri si spostano sui prati; qualcuno va in palestra; quelli che hanno corsi il pomeriggio 2 volte su 3 li boicottano e se ne vanno al centro commerciale a fianco all'università a fare shopping. Molti si spostano dalla mensa al bar e guardate che è uno spostamento faticoso. Spesso in cafeteria (la mensa) organizzano paellate e sangriate e all'aperto sono frequenti vere e proprie feste, che iniziano al mattino e continuano per tutta la giornata (in queste occasioni sono gli stessi professori che vi invitano a boicottare le loro lezioni). Neanche la burocrazia, che è un male diffuso in tutti gli atenei del mondo, scaccia il sorriso dalla faccia di Filippo. Tutti i problemi relativi a immatricolazioni e prolungamenti, registrazione di sé stessi e degli esami, timbri e ricevute sono risolvibili in tempi brevi e tutti sono gentili e disponibili.
Insomma la scusa ufficiale che hanno i Blob per andare in Erasmus (lo studio) ha una rilevanza veramente minima e viene erasmizzata tutte le volte che è possibile, raggiungendo casi veramente eccezionali nei cosiddetti "gruppi-studio" che si creano qualche settimana prima degli esami: mai ho visto tante persone consumare tanto cibo e macinare così pochi capitoli, per non dire pagine.
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