Quando si viaggia si sperimenta in maniera molto più concreta l'atto della Rinascita. Ci si trova dinanzi a situazioni del tutto nuove, il giorno trascorre più lentamente e, nella maggior parte dei casi, non si comprende la lingua che parlano gli altri. È proprio quello che accade a un bambino appena nato dal ventre materno. Con ciò si è costretti a dare molta più importanza alle cose che ti circondano, perché da esse dipende la sopravvivenza. Si comincia a essere più accessibili agli altri, perché gli altri ti possono aiutare nelle situazioni difficili. E si accoglie qualsiasi piccolo favore degli dei con grande gioia, come se si trattasse di un episodio da ricordare per il resto della vita. Nello stesso tempo, poiché tutte le cose risultano nuove, se ne scorge solo la bellezza, e ci si sente più felici di essere vivi.
P. Coelho
Eccolo qua: il nostro piccolo Erasmus-Blob ha appena ricevuto il battesimo del volo (non so esattamente cosa voglio dire con questa frase) ed è atterrato nella sua nuova Patria (è tutto contento perciò gli permettiamo di usare le maiuscole). Ancora non si rende conto di quello che sta succedendo, naturalmente ha fatto l'alba con i suoi amici, che hanno avuto la brillante quanto originale idea di organizzargli la festa d'addio a base di alcol puro. Perciò con un mal di testa grande quanto l'Empire State Building e lo stomaco di un pugile alla settima ripresa (ancora non conosce la giusta definizione della sua condizione psico-fisica, resaca, ma la imparerà presto) si appresta a prendere possesso della sua nuova città. Diciamo che gli è andata di culo (termine tipicamente dantesco): nessuna città ha così poche barriere all'ingresso come Alicante. Abituata com'è alle invasioni barbariche di tedeschi e inglesi ottuagenari è ben lieta di accogliere i giovani Blob. Ma per la visita turistica della città ci sarà tempo. Blob si è sistemato in ostello (e sugli ostelli girano parecchie storielline fantastiche, se rimane tempo un capitolo anche sugli ostelli, ma sì) e si è affannato per uno, due forse tre giorni a cercar casa. Adesso ha un tetto (e sulle case degli Erasmus potrei scrivere un'enciclopedia, altro che capitolo) e, se la logica funziona anche in Europa, dei coinquilini (qua non basterebbe neanche la biblioteca del Nome della rosa). Che bello, già può iniziare ad ambientarsi. Se poi va all'università, giusto per vedere com'è, invece di passare le giornate a oziare in spiaggia è meglio, anche perché la sua università non ha nulla da invidiare a un villaggio Valtur, può continuare ad oziare tranquillamente anche lì. Facciamo una pausa di riflessione prima che comincino i corsi e la cosa si faccia seria (!).
In che condizioni è la mente, e il corpo, del nostro Erasmus? Come sta Filippo? È arrivato un po' di giorni prima che inizi l'università, per la casa, per il mare, per la lingua, saranno anche fatti suoi a un certo punto. Ha cominciato a conoscere il posto, altri Erasmus (sparpagliati come lui in spiaggia durante il giorno e nel barrio – il centro – di notte), i compagni di piso (appartamento). Come si sente, come si comporta, che fa? A parte la spesa e il bucato non ha altre incombenze pratiche. Se proprio non vogliamo dire che è in vacanza, diciamo che sta cercando, faticosamente, di entrare nella mentalità spagnola, e si sta facendo aiutare nel difficilissimo compito dagli altri Erasmus. A parte gli scherzi l'unica grande difficoltà, per chi non è nato "imparato", è la lingua. E se per italiani, francesi e portoghesi capire lo spagnolo non è impossibile anche partendo da zero vi assicuro che per tedeschi, inglesi e gente del nord la situazione è veramente incasinata, e divertente. Perciò all'inizio si formano "bolle" di persone che parlano idiomi compatibili: i napoletani fanno cricca con i napoletani, i sardi con i sardi (ops: sono solo quattro, che sfiga). Scherzavo. C'è il maxigruppo italoparlante che include qualche straniero sparso, il gruppone dei tedeschi, quello anglofono (qui, volendo, si possono inserire quasi tutti, a rotazione, ma dopo un po' ti viene il mal di testa e torni nel gruppo di appartenenza).
Tutte queste persone hanno, quindi, un sacco di tempo libero. E che fanno le persone durante il loro tempo libero? Socializzano, fanno pubbliche relazioni, chiacchierano, si conoscono, mangiano insieme. Gli Erasmus sono tutti, generalmente, ben disposti nei confronti dei propri simili (sembra che stia descrivendo una tribù, e un po' è così che sono), conoscono poche persone, hanno voglia di fare amicizia, di confrontarsi, condividere l’esperienza con qualcuno. Perciò si fanno le cose tutti insieme, cercando di coinvolgere quanta più gente è possibile. Dopo una settimana tutti sanno dove sono gli Erasmus: in spiaggia, all'università, al barrio. E le tribù si sono già spartite il territorio (per il mare la mattina – cioè a partire dalle 14 – la seconda passerella della spiaggia è degli italiani; gli anglofoni sono vicino alla zona del beach-volley; i tedeschi a dove vendono birra; per l'università il club social uno – la mensa – è degli italiani, il dos degli stranieri, la biblioteca è un po' di tutti e la palestra pure). Così all'inizio c'è questo immenso gruppone di persone, il nostro Blob parla un po' con tutti e si trova bene con tutti. Naturalmente questo clima buonista è destinato a scomparire (direi a sciogliersi come neve al sole se non avessi paura di beccarmi gli insulti di quelli che sono in Erasmus a Helsinki).
La cosa "strana" è che il nostro Blob non è una persona normale, ve ne sarete accorti un po' tutti ormai. Le persone normali (non virgoletto "normali" e naturalmente la definizione di "normale" è quanto di più "anormale" ci possa essere) ci mettono un po' di tempo a prendere confidenza con le persone, sono diffidenti, tastano il terreno, procedono a piccoli passi, vanno per "prove ed errori". E tutto ciò se lo possono permettere: conoscono già un sacco di gente, hanno scarsissimo tempo libero, un lavoro, ma Blob tutto questo non ce l'ha. E poi si fida incondizionatamente degli altri Blob. Perciò vi chiede come vi chiamate e passa a raccontarvi la storia della sua vita, spesso neanche vi chiede il nome; così in due settimane diventate i migliori amici di tutta una serie di persone di cui potete ignorare dettagli che ad alcuni – ed anche a voi, prima di diventare Erasmus – sembrano fondamentali (per esempio i cognomi, o il corso di studi, il film preferito, il nome del miglior amico, il colore della macchina, la prima sbronza, la prima cotta). Insomma tutte le cose che sapete dei vostri amici normali non le saprete mai dei vostri amici Erasmus.
Perché un Erasmus salta tutti i passaggi graduali che trasformano una conoscenza qualunque in un'amicizia profonda e vi racconta subito, immediatamente, cose che "normalmente" un paziente racconta al suo psicologo confortato dal segreto professionale. Non avete scampo: qualcuno vi beccherà in spiaggia, in discoteca, a passeggio, mentre camminate, a mensa, in viaggio in macchina, mentre cucinate, in autobus, al supermercato, i più originali anche mentre dormite, o vi sbronzate, e vi racconterà la storia della sua vita. E dopo che un Blob vi ha generosamente aperto il suo cuore (come sono romantica) vi sentirete in dovere di fare lo stesso. Come si può ricambiare tanta fiducia se non con altrettanta fiducia? E vi stupite a raccontare a persone che conoscete da due settimane cose che sa solo il vostro migliore amico. E vi stupite a pensare che il vostro migliore amico non sa quello che vi è successo nelle ultime due settimane. Com'è possibile?
Poi tutte queste confidenze devono pure portare a qualcosa. Non ci scordiamo la motivazione numero uno del nostro Blob. Finchè tutta 'sta confidenza è tra due ragazze o due ragazzi nessun problema, ma basta che a raccontare ci sia una ragazza e ad ascoltare ci sia un ragazzo (o viceversa, ma meno spesso) e le cose si complicano. Si complicano perché non ci vuole niente a scambiare confidenza con intimità e fiducia con interesse. Per non dire di certa mentalità strapaesana per la quale se vedi un ragazzo e una ragazza insieme per due volte in due posti diversi in due giorni distinti quei due *stanno insieme*. Non si può neanche più parlare. Ma lasciamo stare quello che pensano i più, per il momento, e torniamo al nostro Blob.
Le relazioni che ha con gli altri li descrive bene il poeta:
Il rapporto tra Dio e l'uomo è come quello di due sconosciuti che si incontrano in una città straniera. Ognuno è per l'altro il solo sostegno, l'unica speranza. La cosa migliore per entrambi è perciò di camminare insieme. Camminando, si scoprono mondi invisibili e al contempo si scopre se stessi, accumulando maschere e abitudini, volti e situazioni, leggi e divieti. Spaesati, ci si sente liberati e perfino liberi, nulla è più familiare, dunque tutto è attraente. Di fronte allo straniero, si diventa stranieri prima di ritrovarsi ancora più fedeli a se stessi. In un certo senso, siamo tutti erranti, alla ricerca di segni, di gesti, di riferimenti. [Elie Wiesel]
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