Tutto è più semplice di quanto pensi ed allo stesso tempo più complesso di quanto immagini.
J. W. Göethe
In realtà l'Erasmus è come l'uovo di Colombo. Il primo Erasmus, quello che ha "battezzato" il progetto, il mitico umanista seicentesco famoso in tutto il mondo per aver scritto il libro preferito di Berlusconi, L'Elogio della follia, – lo so che state ridendo, ma non era una battuta – Erasmus da Rotterdam, insomma, se ne andava tranquillamente in giro per le corti europee con la scusa di studiare. Mi pare superfluo ricordare il Grand Tour sette-ottocentesco che ogni giovane di rispettabile famiglia era costretto, suo malgrado, ad intraprendere intorno ai vent'anni (con sosta obbligata in Italia, Grecia, Francia). Senza contare le simpaticissime guerre/crociate/campagne militari et similia che hanno sguinzagliato per secoli, e molto più facilmente durante gli ultimi cento anni, moltitudini di giovani in giro per il mondo. Ma rischio di generalizzare troppo, sicché di viaggi, spostamenti, migrazioni e cose del genere parleremo in un capitolo a parte.
Però la novità assoluta che l'Erasmus ci propone è la facilità, la semplicità, l'universalità della "cosa". Se nell'Ottocento dovevi essere nobile o giù di lì (o avere qualche ricco sponsor o far finta di essere un pittore pazzo e geniale) oggi ti basta essere iscritto all'università. Ci sono alcuni personaggi che si immatricolano solo ed esclusivamente per fare l'Erasmus. E non è un'iperbole, anzi, penso sia una delle cause del sovraffollamento degli atenei italiani. In realtà il contributo economico dell'Unione Europea (integrato in alcuni casi dalle università, dagli enti per il diritto allo studio, dalle regioni e erogatori vari di denaro pubblico) dovrebbe garantire a tutti la possibilità di trascorrere un periodo del percorso accademico all’estero, a prescindere dalle condizioni economiche di partenza. Niente è più lontano dalla verità. Però le buone intenzioni ci sono tutte (e bisogna riconoscere che il contributo che eroga l'UE non ha la finalità di coprire le spese che il soggiorno all'estero comporta). Anche per il discorso economico paragrafo a parte. Ma torniamo a noi.
Prendiamo, quindi, un qualsiasi studente universitario europeo, facciamo finta, per comodità, che sia italiano, supponiamo che sia del Nord, tanto per non far capire che siamo "terroni", e per non farci dare della "femminista" supponiamo che sia maschio e, sempre per comodità, supponiamolo iscritto a un corso del fantomatico Nuovo Ordinamento. Presupponiamo che faccia una facoltà economica o qualcosa del genere (ci tornerà utile nel capitolo "Soldi a disposizione di un Erasmus") e, sempre per comodità statistica, supponiamo che sia tirchio (la propensione a spendere cifre spropositate porta infatti a conseguenze inimmaginabili).
Che cosa pensa questo Erasmus-persona dell'Erasmus-progetto? Con che spirito sta consegnando la domanda per partecipare al programma? Che cosa sa già e che si aspetta di trovare? E ora che ci siamo fatti le domande, proviamo a dare un po' di risposte, anche se non è mezzanotte.
<< | ........................................................................................................................................................... | >>

