Di regola, le grandi decisioni della vita umana hanno a che fare più con gli istinti e altri misteriosi fattori inconsci che con la volontà cosciente, le buone intenzioni, la ragionevolezza.
C. G. Jung
Diciamo subito che non siamo interessati a quegli studenti che vanno in Erasmus per superare l’insormontabile scoglio di Procedura penale 3 o qualsiasi tipo di esame che è difficilissimo in patria e richiede una settimana di studio all'estero. Anche perché, secondo la nostra inappellabile sentenza, fare l'Erasmus per fare gli esami è solo una scusa (e ve lo dice l'autrice che ha avuto la spudorata faccia tosta di giustificare agli occhi dei suoi genitori il prolungamento fino a luglio del suo soggiorno ad Alicante sostenendo che in Italia non avrebbe potuto seguire i corsi nella sua università: i genitori, che sono personcine intelligenti, hanno fatto finta di crederci). Ma torniamo a noi. Il nostro amichetto Erasmus abbiamo deciso che non parte per motivi puramente accademici. Ma sarebbe anche ora di smettere di definire le cose per sottrazione.
Allora, quest'Erasmus (tra un po' scade il termine per presentare la domanda se non ci sbrighiamo a fornirgli una motivazione decente) parte perché ha letto da qualche parte la seguente equazione: "Erasmus=Orgasmus". Fonte inattendibile ci dice che l'ha letto addirittura ne "El País". Sarà. Comunque c'è una diffusissima mitologia e un'abbondanza di aneddoti sulla facilità di "approcciare" in Erasmus e sulla quantità di relazioni sessuali (sporadiche e meno) che i giovani europei instaurano in Erasmus. Anche il mitico Umberto Eco (che per l'autrice ha la stessa autorità che ha Berlusconi per Fede, e so che il paragone può risultare offensivo ma rende l'idea) sostiene una cosa del genere. Se riesco a fare copia e incolla dal sito de "L'espresso" (che grande cosa è Internet, e che cosa ancor più grande è la biblioteca dell'università di Alicante: hanno pure la wireless in tutto il campus) allora, ecco qua la citazione:
Il progetto Erasmus, una volta reso quasi obbligatorio, o comunque alla portata di tutti, farebbe sì che ogni studente passi almeno un anno della propria vita nelle scuole di un altro paese. Ho anzi sempre sostenuto che il progetto Erasmus ha non solo valore intellettuale, ma anche sessuale, o se volete genetico. Mi è capitato di conoscere molti studenti e studentesse che, dopo un certo periodo trascorso all'estero, si sono sposati con una studentessa o uno studente locale. Se la tendenza s'intensifica, visto che poi nascerebbero figli bilingui, in una trentina d'anni potremmo avere una classe dirigente europea almeno bilingue. E non sarebbe poco. [Umberto Eco]
Mi permetto di tralasciare il valore "genetico" evitando repentine e indesiderate nascite di figli bilingue, e di concentrarci sul valore sessuale, sugli scambi, non solo intellettuali, ma di qualsiasi tipo lo desiderino i diretti interessati, di gente delle più svariate nazionalità. Insomma che uno studente all'estero *goda* (notare l'abilità nella scelta del verbo più adatto) di un'ampia libertà sessuale è pacifico. Che i normali freni inibitori calino, pure; insomma fate due più due… forse è meglio se fate uno più uno. Vabbè, usciamo dal tunnel dei doppi sensi e torniamo al nostro Erasmus, che sta per entrare nel tunnel della droga visto che l'abbiamo lasciato per un'eternità davanti all'ufficio Erasmus. Eccolo là, adesso non sta più nella pelle: proprio non vede l'ora di partire! Non per altro abbiamo supposto che sia maschio!
Sto scherzando, il discorso vale, in linea generale per i maschi e per le femmine. Ma l'argomento "sex in Erasmus", o meglio sesso fra Erasmus-students è leggermente più complicato, e pieno di innumerevoli eccezioni (ma noi ce la faremo a enumerarle quasi tutte, come al solito in un capitolo a parte). Allora il nostro valoroso Erasmus è animato dalle migliori intenzioni psicofisiche. Può darsi anche che creda in altre leggende metropolitane (se crede che Berlusconi ha ancora tutti i capelli in testa), a amenità del tipo: "imparare una lingua diversa dalla mia", "conoscere gente nuova, fare proprio esperienze nuove, vivere momenti nuovi" o ancora: "Che mi aspetto da questa esperienza? Conoscere nuovi amici, nuove tradizioni, nuovi usi, nuovi costumi, insomma imparare… conoscere una nuova cultura". "Fare un'esperienza diversa, fare qualcosa in più, conoscere una lingua, incontrare nuove persone, perché comunque so che è un'esperienza che inizia e finisce, fare qualcosa di nuovo". Riassumendo: molti cercano, indovinate un po', la novità. Ma le motivazioni sono anche altre: "Divertimento, conoscenza di nuove persone, incontro con una nuova cultura, che è una cosa molto importante nella vita di un uomo, e quindi un arricchimento personale, non solo materiale o culturale, ma proprio personale, di crescita". E ancora: "Incontrare gente diversa dal mondo in cui sei sempre vissuto penso sia fondamentale e ti renda diverso da tutti gli altri studenti". "[Volevo] trovare un posto dove nessuno avesse tanti fronzoli per la testa, e dove potessi esprimermi liberamente senza avere persone che hanno né un pregiudizio né un giudizio pronto su di te, e l'ho trovato. Un'altra aspettativa era quella di trovare un ambiente di studio completamente diverso, e l'ho trovato. Altre aspettative: capire quanto tempo ci vuole a imparare lo spagnolo". Qui andiamo sul difficile. Allora per il divertimento nulla da dire: siamo giovani e ci spetta di diritto un bel po' di sano divertimento (è che non tutti danno lo stesso significato all'aggettivo "sano", come vedremo più avanti).
Come "arricchimento personale": penso che si possa considerare l'Erasmus come un momento di passaggio, come lo era una volta il servizio militare per i ragazzi, o l'università della prima metà del novecento. Momenti che segnavano la fine dell'adolescenza e l'ingresso nell'età adulta. L'Erasmus come gigantesco "rito di passaggio", insomma.
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