Qualcuno ha avuto la brillante idea di consacrare il mercoledì alle feste universitarie, meglio se Erasmus. I pub dai nomi strani (Mulligan’s, O’Connel, Havana, Hanoi) organizzano una festa a tema (red party, yellow party, summer party) oppure semplicemente Erasmus Day. Non è che il titolo cambi molto la serata. Anche questi locali, stile irlandese con musica para-discotecara, para-spagnola e, purtroppo, anni '80, si trovano tutti vicini, molti sulla Rambla, la via principale che è uno dei lati che chiude il barrio; praticamente uno di fronte all'altro, o al solito minuto, minuto e mezzo di cammino. Come si fa a sapere che c’è una festa in questi posti? Scusate, ma non studiate ad Alicante?
Innanzitutto vi arriverà una bella e-mail a inizio settimana. Fuori dai locali (e su all'università) troverete relativa locandina che pubblicizza l'evento ma soprattutto e senza che vi sia concessa alcuna via di scampo, vi imbatterete nel PR del locale. Immaginiamo per assurdo che non abbiate controllato la posta elettronica (ma non andate all'università solo per approfittare della connessione gratis, senza limiti di tempo, nella più meravigliosa biblioteca universitaria che abbiate mai visto, super organizzata per studiare, ma ancor di più per perdere tempo?), che nessuno vi abbia detto "ci vediamo stasera" senza aver sentito la necessità di spiegare dove o quando. Ipotizziamo, sempre per assurdo, che voi non volevate affatto uscire, che colti da improvvisa penuria di sigarette vi siete infilati un paio di ciabatte presentabili e con l'unico, dico UNICO, scopo di fare quattro passi siete arrivati fino al 24 ore della Rambla (che, se non siete scemi non deve distare più di 5 minuti a piedi da casa vostra).
Ebbene lì vi si faranno incontro, tutti sorridenti neanche vendessero elettrodomestici, i pimpanti addetti alle "relazioni pubbliche" dei suddetti locali, con immancabile chupito gratis, o birra gratis, o addirittura shot di tequila. Ora, io che le ho studiate sui libri mai avrei immaginato che le Public Relations potessero declinarsi anche in queste forme peripatetiche. E invece sì. Il problema, che poi non è un problema, è che questi qui non vi vogliono vendere niente, non sono anonimi e seccanti piazzisti. Sono amici vostri. Infatti molti, anzi tutti questi "addetti" voi li conoscete personalmente. Sono Erasmus che per guadagnare qualcosa (e/o anche per bere qualcosa) si fanno un paio d'ore fuori dai locali per invitare tutti quelli che passano ad entrare, spesso vi accompagnano e bevono con voi, e con tutti quelli nelle vostre immediate vicinanze, il chupito. Ufficialmente lo fanno per riempire il locale, ma non solo.
Alcuni fanno parte del vostro giro ristretto, e tutti gli altri di quello allargato. Così è normale, che anche in ciabatte e con le sigarette in mano, vi fermiate a chiacchierare e rifiutare gentilmente tutto l'alcol che vi viene amichevolmente offerto. Se invece uscite con l'intenzione di uscire, accetterete di tutto, di più e passerete la serata alternando bevute, "ballate", pause a prender fiato davanti ai locali, pause a chiacchierare, a fare avanti e indietro ogni volta che si perde qualcuno del gruppo, o anche no, qui i gruppi sono molto fluidi e per niente vincolanti, a vomitare (questo non è molto bello però succede) e quello che potrebbe essere un tranquillo antipasto del week-end si trasforma in un indemoniato mercoledì "da leoni". Proprio non riesce il nostro Filippo ad entrare lentamente nell'ottica del fine settimana. Quindi in condizioni un po' così, si tira fino alle 4, anche qua i locali devono chiudere per sbatterci fuori e difficilmente si arriva al porto. Se si va non si fa tardissimo. Il barrio è chiuso.
<< | ............................................................................................................................................................ | >>

