erasmus notti
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Poi finalmente è sabato. Grande festa. Diciamo che vi scocciate di cenare a casa e approfittate dell'invito a una grigliata. Ad Alicante la temperatura mite le permette fino a dicembre. Vi è arrivato un sms del tipo: "stasera barbacoa da me, portate qualcosa e chi volete". Naturalmente il messaggio vi arriva a 10 minuti dalla chiusura dei supermercati; correndo riuscirete ad entrare a un minuto dall'ora x, prelevare un po' di carne, del pane e qualcosa da bere (va bene anche una coca-cola, non è un botellón). Così bardati, col rischio di essere assaliti da mandrie di cani inferociti, vi dirigete all'appartamento fornito di barbacoa, urlate da giù di tirarvi la chiave (una scena tipo "Maria, la chiave!" di Benigni) a quelli che sono già su in terrazzino ad armeggiare coi carboni. Vi fate le scale fin su al balconcino dove ad aspettarvi c'è il padrone di casa, gli riconsegnate le chiavi (è un miracolo che non si siano mai scassate con tutte le cadute) e vi mettete anche voi al lavoro.

Di solito i compiti si assegnano secondo parametri sessisti: i maschi fanno il fuoco (più una abbondante quantità di fumo non richiesto, ravvivano i carboni buttandoci su la birra e cose del genere) e le femmine dividono il cibo in parti uguali. A poco a poco cominciano ad arrivare gli altri ospiti: una finlandese, molti belgi, abbastanza francesi, pochi tedeschi, qualche inglese, alcune giapponesi, un americano, due portoghesi e italiani in quantità. A partire da una certa ora gli invitati smettono di portare cose da mangiare e arrivano carichi di bottiglie. Ok, non era un botellón. Ma ormai va così. Quando il gruppo è ben amalgamato, si sprecano le foto e i brindisi, si cantano canzoni strane e si comincia a tirare giù di tutto (residui di carne, bicchieri, tazze usate come bicchieri, cactus, candele, vuoti di bottiglie, apribottiglie, sedie) il padrone di casa butta fuori tutti, con molta fatica.

Si esce. Si va al barrio. Ma oltre al barrio bisogna, sì è proprio obbligatorio, andare al porto. Al porto ci sono quei locali che restano aperti fino alle sei-sette di mattina (per gli irriducibili c'è addirittura un altro centro, il Panoramís, esattamente all'inizio del porto turistico, ma sono veramente pochi quelli che riescono a far baldoria col sole già alto). Perciò alle 4, 4.30 tutti quelli buttati fuori dai locali del centro si riversano verso il porto, che è a 10 minuti. Ora i locali del porto sono un po' più grandi di quelli del centro e hanno un profilo più basso (cioè sono più tamarri).

Sarà che tutti ci arrivano abbondantemente su di giri e variabilmente stanchi, comunque chi resiste ancora rimane dentro a ballare, chi comincia a dare segni di cedimento si accomoda sui tavolini all’aperto a riposare e chiacchierare. Chi ha fame si fa un bel kebab (alle 7 di mattina ha proprio la leggerezza necessaria), chi ha voglia si fa un bel ragazzo (sia che faccia finta di essere ubriaca fradicia oppure no). A un certo punto si accorgono tutti contemporaneamente che sta albeggiando: è il "rompete le righe". L'orda di "quelli della notte" si avvia massiccia verso le proprie case ed è proprio uno spettacolo vedere tutta questa gente, molta della quale ubriaca persa, camminare in gruppo, o a due a due, senza fare né casino né danni a sé stessi, alle cose o agli altri (vabbè qualcuno dà una tramvata contro il palo della luce, però rimane in piedi. Il palo, non lui).



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