introduzione erasmus
intro, miti e leggende, motivazioni, PARTENZA, impatto, normalità, partenze, tornare a casa

Partire é la più bella e coraggiosa di tutte le azioni. Una gioia egoistica forse, ma una gioia, per colui che sa dare valore alla libertà. Essere soli, senza bisogni, sconosciuti, stranieri e tuttavia sentirsi a casa ovunque, e partire alla conquista del mondo.
I. Eberhardt

Perciò il nostro amichetto Erasmus, per un motivo o per un altro, dopo essere uscito dal tunnel della droga aspettando che finissimo le nostre mille elucubrazioni, ha consegnato la sua domandina. E continua, ignaro, la vita di sempre, quasi si è scordato che devono uscire le graduatorie. Poi verso aprile-maggio il destino si compie: arriva la telefonata (o escono le graduatorie sul web, siamo nel nuovo millennio) e i giochi son fatti: si parte!

Adesso il nostro amichetto è passato da aspirante Erasmus a Erasmus in servizio permanente effettivo, è pronto alla battaglia. Non vede l'ora di partire, però si fa prendere da mille dubbi, comincia a perdersi fra le due mila carte che deve compilare, ma è entusiasta e si affanna a imparare la lingua del posto prescelto (quasi sempre si limita a comprare un paio di cd nel nuovo idioma). Inizia a cercare notizie su quella che sarà la sua nuova università, la sua nuova città, la sua nuova casa poi a un certo punto, se non fa parte di quella sparuta minoranza che ha la fortuna di partire con uno o più amici d’infanzia/compagni di merende/università/palestra, fidanzati o parenti vari (insomma un punto d'appoggio, una certezza, un sostegno, qualcuno che beve il caffè dopo pranzo proprio come lui) si accorge che è solo. Non stiamo parlando di solitudine esistenziale nè di spedizioni artiche in solitaria o di esploratori del deserto. Ma il nostro amichetto vuole innanzitutto divertirsi e per fare ciò ha bisogno di molti amichetti (Erasmus come lui oppure studenti semplici). Perciò partire da soli, ma proprio soli soli dato che in aereo non vi fanno imbarcare neanche un cane se prima non fate un mutuo, non è bello. Tutti si cercano un compagno di viaggio (sperando di non incontrare proprio quello di De Gregori, se no si complicherà la vita dall'inizio) almeno uno, almeno per fare il viaggio insieme, per dividere l'ostello, per cercare casa, per andare al mare, all'università, vabbè tra un po' li facciamo sposare questi due compagni di viaggio (ve l'avevo detto di lasciar perdere De Gregori).

Comunque il nostro Blob (mi sono scocciata di chiamarlo Erasmus, sarebbe ora di battezzarlo, quasi quasi lo chiamo Filippo) va all'Ufficio relazioni internazionali della sua università a preguntare (chiedere) se ci sono altri studenti che vanno come lui nello stesso posto (supponiamo Alicante, sempre per comodità, siamo del Sud) o si fa un giro su CaffèErasmus (la comunità virtuale dei Blob italiani, su questa un gigantesco capitolo a parte, bisogna dimostrare di non aver frequentato inutilmente per cinque anni Scienze della comunicazione: la vedo dura) e si sceglie un amichetto, un Blob solo e disperato come lui. Allora si fa il biglietto, si conoscono i compagni di viaggio e si parte (l'ordine delle cose conta poco, stiamo già entrando in una dimensione dove le normali coordinate spazio-temporali cessano di funzionare normalmente).

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