introduzione erasmus
intro, miti e leggende, motivazioni, partenza, impatto, normalità, PARTENZE, tornare a casa

Se potessi / ricominciare o no / questo viaggio / ricomincerei.
N. Hikmet

La cosa peggiore di tutte è salutare i tuoi amichetti Erasmus. Ormai non sono più neanche amici-Erasmus, sono amici e basta. Anzi sono molto di più: sono amici fraterni, persone che hanno condiviso con te sei mesi intensissimi, che sanno tutto di te, che sono stati il tuo punto di riferimento, il sostegno e la famiglia, l'affetto e il divertimento, il sottofondo di ogni momento, compagni di mille avventure e disavventure, di sbronze e lunghe giornate di resaca, la pulsazione costante del tuo Erasmus. E a un certo punto tutto questo non c'è più.

E te ne accorgi all'improvviso. E non c’è bisogno che qualcuno te lo spieghi: basta vedere dei ragazzi che piangono in discoteca. Nello stesso locale di sempre, dove scorrevano fiumi di risate e alcol, ad un certo punto tutti piangono. E non mi riferisco a occhi semplicemente lucidi ma a un pianto convulso e disperato. E crollano tutti i discorsi "idioti" sull'Erasmus: sul divertimento, la leggerezza, l'individualismo, la superficialità. E crolli anche tu insieme a loro. Ed è una cosa che proprio non ti aspetti, perché queste partenze sono diverse da tutte le altre. Diverse dalla tua partenza, la prima, quella che hai fatto preoccupato e triste perché salutavi gli amici di sempre. Ma i tuoi amici li ritrovi uguali a casa quando tornerai definitivamente.

Ma le partenze di tutti quelli che vanno via finito il primo semestre ti spezzano le gambe. E mentre tutti hanno voglia di far festa, il carnevale è passato da poco e ci sono i nuovi arrivati comprensibilmente esagitati, tu proprio non ce la fai. Febbraio scorre lento e inesorabile. Nel tuo calendario mentale non ci sono gli orari dei corsi del nuovo semestre ma le date – giorno, ora, città d'imbarco – di tutti quelli che al secondo semestre non ci saranno. O meglio non saranno fisicamente qui, ma continueranno a farti compagnia. E quando tutta questa sofferenza e depressione sarà passata, ti rimarranno solo bei ricordi, e la speranza e il desiderio forte di non perdere i contatti con quelli che per sei mesi sono stati la tua casa nel mondo. Perché casa tua non è l'appartamento che hai affittato ma sono loro: le persone che hanno abitato, popolato e reso inolvidable (indimenticabile) il tuo Erasmus.


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