erasmus sensi
intro, vista, olfatto, gusto, udito, TATTO, sesto senso

Quelle tattili invece dovrebbero essere le percezioni meno variabili perché più legate alla materialità delle cose. E quelle che più rispecchiano la realtà: non credere a niente che non puoi toccare. Ma se Tommaso doveva infilare la mano nel costato per rendere materiale l'immaterialità di un corpo già spirito, il nostro Filippo deve poter disporre di tutto il corpo per manifestare all'umanità la sua condizione di Erasmus. Quello che gli serve non è la mano, è la pelle: la pelle non solo è l’interfaccia che lo mette in contatto con il mondo ma è lo strumento che usa per comunicare. Tatto come con-tatto con le cose e le persone.

Per secoli il corpo umano è stato trattato come un semplice pezzo di legno: si tagliava ciò che eccedeva, si perforavano pareti, si incidevano superfici piane seguendo i capricci dell'immaginazione e le regole della tradizione. La manipolazione e la mutilazione del corpo priva l'individuo dell'umanità comune, lo separa dalla comunità umana e lo scaraventa in un gruppo definito, lo aggrega a una tribù e quando l'operazione lascia segni indelebili l'aggregazione risulta definitiva. I tatuaggi, i piercing, tagliare i capelli, colorarli, dipingere il corpo e con un significato più debole: vestirsi in un certo modo, portare bracciali e catenine, occhiali da sole, cellulari al collo, cuffiette alle orecchie, farsi bruciare dal sole sono insieme pratiche che ci includono in un gruppo e ci permettono di comunicare sia all'interno che all'esterno di esso.

Perciò nessuno stupore se il nostro Filippo si tatua la E di Erasmus sul piede, si buca lingua e sopraccigli, si taglia i capelli stile ultimo mohicano: è un modo per segnare l'appartenenza a un gruppo che si deve inventare da zero una visibilità propria e lo fa frullando stemmi e scudi di una gioventù sopranazionale, prendendo a prestito usanze del posto e mischiando tutto secondo il gusto personale e la moda del momento. Però essendo questa una condizione di passaggio niente viene preso troppo sul serio, o meglio il tipo con 3 piercing, 2 tatuaggi, cresta, braccialettino di gomma colorato anticancro, infradito, pareo, convive tranquillamente col ragazzetto che ha deciso di non abbandonare il jeans e la polo d'ordinanza, e a tutti va bene tutto. Il bello dell'Erasmus è che prima o poi finisce: la maggioranza esorcizza questa consapevolezza vivendolo come se dovesse durare per sempre, la minoranza si gode momento per momento senza prendere troppo sul serio né sé stesso né gli altri.


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