Già la Spagna avvistata dall'alto o guardata su una cartina sembra un bel posto. Poi è una penisola, tutto il mondo dice "ma gli italiani e gli spagnoli sono cugini, il Mediterraneo, lo spirito latino" un italiano si aspetta di trovare un paese, una città e un clima familiare. O almeno non si aspetta uno shock culturale. E invece non trova nulla di familiare, a saperlo avrebbe scelto Helsinki invece di Alicante.
Prima di continuare breve descrizione di Alicante. Città di 300 mila abitanti, nella Comunità Valenziana, sul mare, fondata dagli arabi, con un bel castello che domina la città, con un centro storico piccolissimo, le stradine strettissime, le case bianche e fiori e palme ovunque. Con una cattedrale (di San Nicola, di Bari) costruita sulla vecchia moschea, il porto turistico, una spiaggia in piena città raggiungibile a piedi praticamente da ogni quartiere, lungomare fitto di palme, temperatura prossima a quella delle nostre isole maggiori, animata vita notturna, campus universitario giovane e splendido a 15 minuti di autobus dalla città, insomma è Salerno. Magari. Almeno all'apparenza somiglia molto alla stragrande maggioranza delle città di mare del Mediterraneo. Ma in realtà è il posto più strano che abbia mai visto, sintesi di felici soluzioni architettoniche e deturpanti grattacieli che hanno sfondato la montagna e strapiombano diritto sulla spiaggia. Perché è una città grande, con una periferia estesissima ma con un centro che è in assoluto il più a misura d'uomo che conosca, con centro turistico, storico, commerciale, sociale, culturale, trasporti, shopping, bar, pub, spiaggia, case di Erasmus, tutto raggiungibile al massimo in 15 minuti a piedi. E con strade a 3 corsie con palme sui lati che ti sembra di stare a Miami Beach. Ed è anche la città spagnola con il maggior numero di stranieri. Più di Madrid e Barcellona. Insomma un paradiso. Ma il paradiso, si sa, non è di questa terra.
All'inizio è difficile orientarsi con le strade tutte parallele e perpendicolari, i palazzi tutti uguali, la striscia di sabbia che tra un po' arriva a Benidorm, ma più che il disorientamento spaziale è il non conoscere la città, i suoi orari, i ritmi e le pulsazioni che disorientano il nostro Erasmus. Il suo unico punto di riferimento stabile è l'università, ma anche il campus, che veramente è un villaggio Valtur, è immenso e dispersivo. Perciò all'inizio c’è uno sfasamento tra te e la città, casa tua in Italia ti sembra bellissima anche se vivevi su una discarica e l'ambientamento al nuovo posto è veramente difficile. Generalmente c'è troppa luce fuori e poca nelle case: gli spagnoli hanno la pessima abitudine di fare stanze senza finestre, non ho mai visto un corridoio spazioso e luminoso, la cucina è sempre lontana anni luce dalla sala da pranzo, e potrei continuare ma smetto per pietà verso gli architetti. Le case degli Erasmus poi sono dei capolavori urbanistici: sembrano costruite apposta per venir giù, sono solitamente piccole e vecchie, si vede che sono case per studenti senza troppe pretese. Poi sia la casa che la città smettono di essere posti estranei, e strani, per trasformarsi in casa tua. Ma non è dello spazio che hai preso possesso. La frase che sento dire più spesso dagli Erasmus spediti dalle università in ogni angolo del globo è che non importa la città dove sei capitato, ti diverti e stai bene sempre e comunque. Certo può sembrare incomparabile un anno a Parigi, Londra, Roma, Madrid, Praga con un semestre passato in Extremadura, in un pueblo andaluso, in una cittadina belga o in grosso centro francese. Però così è. E il fascino e la varietà di divertimenti che offrono le capitali europee sono più che bilanciate dal clima familiare, dalla facilità di incontrarsi tutti insieme appassionatamente delle città più piccole.
Poi sulla bellezza della propria città-Erasmus si aprono discussioni infinite. Gli sventurati catapultati ad Alicante poco hanno di che vantarsi. Non si tratta di campanilismo, e neanche che gli Erasmus alicantini sono tutti miopi o con concezioni poco convincenti dell'estetica. Il punto è che ciò che un Erasmus adora non è una piazza, una spiaggia, un locale, un posto fisico; quello che ama, con l'amore folle e cieco degli innamorati, è quello che è successo in un determinato posto. I locali sono tutti bellissimi perché Filippo ci ha ballato un numero innumerabile di notti, la spiaggia è stupenda non per la finezza dell'arena e gli splendidi fondali cristallini, ma per tutte le persone che ci ha conosciuto, quella strada del centro la ricorderà sempre con affetto perché ci ha vomitato l'anima uscendo dal suo primo botellón, e che dire della sua stanzetta, del buco, del loculo dove ha vissuto? Ma neanche Napoleone a Versaille era così contento di stare nella reggia. Perciò tutti i posti che vede e tutte le case in cui abita il nostro Erasmus (non importa se non si trasferirà mai durante il suo soggiorno, ci saranno sempre un paio di appartamenti che considererà case al mare, in montagna, al lago) hanno valore solo in relazione ai fatti, agli eventi, alle persone, insomma alle cose che vi sono successe dentro. La bellezza estetica non ha valore alcuno per il nostro Filippo. E niente viene considerato di proprietà. Per qualche misterioso motivo la proprietà privata smette di essere valida fra gli Erasmus: le case sono aperte a tutti, quella bella sul mare è usata come bagno d'urgenza da tutti quelli che ritornano dalla spiaggia, quella coi divani comodi va bene per guardarci i film, quella tranquilla per farci le riunioni di studio.
Ad Alicante c'è anche il mare. Purtroppo l'amministrazione pubblica ancora non se n'è accorta perché versa in condizioni pessime, sia la sabbia che l'acqua. Che non ci sia un divieto di balneazione è veramente incredibile. Comunque mi riferisco alla spiaggia cittadina, quella attaccata al porto e che fino a giugno era in ottime condizioni. Poi sono arrivate orde di turisti e la situazione è degenerata. In ogni caso c'è il tram che in 10 minuti porta fuori città verso spiagge ancora praticabili. Ma non siamo qui per fare la pubblicità al comune di Alicante. Quello che mi interessa dell'avere il mare in città sono le ripercussioni che questo fatto ha su tutti quelli che ci abitano, anzi solo sugli Erasmus che ci vivono per 6 mesi o un anno, dei 300 mila abitanti di Alicante non ce ne siamo mai curati e mi dispiace solo che il mio vicino, che mi ha gratuitamente fornito Internet per tutto il secondo semestre, sia andato in vacanza. Quantunque non sia un elemento necessario per fare l'Erasmus ad Alicante ce l'abbiamo e ce ne vantiamo con tutti quelli di Madrid. La sua "presenza" si sentiva molto di più a gennaio (mentre la Spagna era attraversata da un'insolita tempesta di neve ed anche nella mite Alicante si gelava) che nel periodo estivo, quando si trasforma in Rimini 2 e perde la maggior parte della sua magia. Ma non mi interessa la spiaggia, è stata a settembre/ottobre il posto preferito di tutti, quello dove si conoscevano le persone di giorno e ci si ubriacava di notte. Sto pensando al mare, alle implicazioni psicologiche che derivano dal vivere in una città di mare. Non so se è una cosa che capita a tutti o solo a me. Sarà che ero abituata a vedere il mio pezzettino di specchio d'acqua dalla finestra della mia stanza. Però non ce l'avevo a portata di mano.
Tutti quelli che abitano ad Alicante in 10 minuti a piedi possono arrivare alla spiaggia del Postiguet, che è proprio in centro. Ma non è tanto la prossimità fisica della playa a fare la differenza. È la possibilità, ogni volta che ne hai voglia, di poter scorgere un orizzonte, di andare al di là con lo sguardo, di non mettere limiti tra te e il mare. Anche se Alicante è il posto più cementificato d'Europa se ti lasci alle spalle tutti i palazzoni, quello che vedi è solo spazio, acqua, orizzonte: lo stesso che vedi a casa tua, lo stesso mar Mediterraneo. È una cosa che ti fa sentire a casa, che ti riporta alla vista che c'è dalla tua stanzetta ogni mattina. E anche se la tua finestra ad Alicante si affaccia sulla finestra del tuo vicino di casa, è come se avessi sotto gli occhi lo stesso panorama di sempre. E non so quanto influisca sui flussi neurali di una persona, sulla sua apertura mentale, su come dà significato al mondo, vedere sempre e solo orizzonte, spazio libero, aperto, senza fine e senza ostacoli. E non so quante persone godano di un panorama che fa bene all'anima e costruisce menti ogni mattina: di un pezzo di golfo di Napoli, delle verdeggianti colline toscane, delle basse e gialle distese pugliesi, dei colli romani che si perdono nella nebbia, delle verdi acque sarde (e quello che vale per l'Italia vale per il resto d’Europa) ma la possibilità di avere "orizzonte a perdere" in Erasmus e per TUTTI, in una città piccolina come questa mi pare veramente eccezionale, e penso sia la base, o lo sfondo, su cui si è lentamente e inconsapevolmente costruita la capacità di tutti noi di buttare giù un bel po' di barriere mentali, di avere sempre un atteggiamento "orizzontale" – ma non in quel senso.
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