Comunità è il non essere più fianco a fianco (e, si potrebbe aggiungere, sopra e sotto) di una moltitudine di persone, ma l’essere l'uno con l'altro. E questa moltitudine, pur muovendosi verso un obiettivo, tuttavia sperimenta dappertutto un volgersi a, un dinamico star di fronte degli altri, un fluire dall'Io al Tu. La comunità è là dove si fa evento la comunità. [Victor Turner]
Uguaglianza, solidarietà, nessuno che è "più" di un altro, niente ranghi e gerarchie. Privati dei ruoli e delle posizioni istituzionali i liminali possono essere "sé stessi", e liberi da regole e imposizioni possono costruire rapporti sinceri:
le amicizie profonde tra novizi sono incoraggiate ed essi dormono intorno ai fuochi del capanno d’iniziazione in gruppetti di quattro o cinque amici particolari. Tuttavia, di tutti si pensa che siano legati da vincoli speciali che persistono dopo la conclusione dei riti, fino anche all’età anziana. [Victor Turner]
"Quasi dappertutto la si considera 'sacra' [la communitas], probabilmente perché viola o annulla le norme che governano rapporti strutturali e istituzionalizzati, ed è accompagnata da esperienze di una potenza senza precedenti". Queste esperienze hanno un carattere ontologico e modificano la natura stessa degli individui, plasmandoli come un sigillo nella cera.
Potenzialmente queste caratteristiche sono estendibili a tutta l'umanità; la communitas è una società aperta, a differenza della struttura.
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