Turner fa queste, e altre belle osservazioni, non solo sulla piccola tribù Ndembu dove fa ricerca sul campo ma anche sui movimenti millenaristici, sulle comunità francescane e sugli hippy.
Perciò le possiamo estendere anche all'Erasmus.
A questo punto però, mi pare di offendere la vostra intelligenza. Ma per chiarezza espositiva mi tocca rendere espliciti significati che implicitamente serpeggiavano nella prima parte e che adesso diventano lapalissiani.
Prendete un essere umano giovane inserito nella sua società ben strutturata, allontanatelo in un posto dove sia invisibile, o almeno trattato e considerato tale (più volte l'abbiamo definito "straniero" e "estraneo"), dove non ha nome (o gliene viene affibbiato uno dal nuovo gruppo), dove è circondato da pari, persone senza gradi e senza insegne, dove vive "con quattro o cinque amici particolari" che altrove abbiamo definito "primo girone", dove si sente "se stesso"...
L'allontanamento dalla società d'appartenenza, la costituzione di una comunità di pari e il ritorno (solo apparentemente circolare) al punto di partenza; la creazione di legami particolari e l'illusione di avere poteri 'soprannaturali'; la possibilità di mettere in discussione le leggi, i miti e i valori della cultura d'appartenenza: la differenza tra i fenomeni osservati da Turner e l'Erasmus si riduce all'ampiezza e alla frammentazione di così tanto 'materiale' umano.
Ma le micro-tribù locali (diverse per numero, durata, modalità d'aggregazione) hanno tutte caratteristiche comuni, nonostante l'individualismo dei tempi moderni, nonostante provenienze culturali tanto distanti: dev'esserci qualcosa di profondamente umano che supera ogni differenza.
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