Gli Erasmus sono formalmente soggetti al codice vigente nel paese ospite ma, nella quasi totalità dei casi, l'infrazione delle norme non viene punita dall'autorità competente. L'Erasmus non è un cittadino, un immigrato, un turista: è una persona "diversamente" visibile.
La polizia tollera usi e abusi di alcol e droga; i ristoratori fingono di non vedere sottrazioni di suppellettili piuttosto evidenti; i proprietari di casa non danno lo sfratto pur avendone mezzi e volontà. Gli Erasmus vivono al di là della legge, a meno che non incendino bandiere o infieriscano su terzi.
Che poi molti studenti Erasmus siano iscritti, statistiche alla mano, a giurisprudenza ha poco valore: anzi, i futuri avvocati e magistrati acquisiscono durante il loro soggiorno all'estero familiarità con comportamenti 'criminosi' che si riveleranno senz'altro utili nell'esercizio della professione.
Ci sono, però, regole interne al gruppo che tutti devono osservare. Chi non lo fa si chiama fuori. Questi principi regolatori servono in realtà a mostrare al gruppo che non ci si considera diversi o superiori agli altri.
Mangiare, bere, fumare, rubare, dormire, guidare, imbrogliare, giocare, ridere, fare l'amore. Attraverso uno di questi verbi, o più, o tutti, l'Erasmus dimostra con azioni che tutti capiscono di essere fatto della stessa sostanza, cera, materia, polvere degli altri.
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