erasmus teoria
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Tradizionalmente, com'è noto, l'antropologia ha identificato il suo oggetto con lo studio delle società primitive o esotiche, anche se da molto tempo le si affida anche la descrizione di alcuni settori della nostra società, come l'analisi della stregoneria nelle società contadine, quella delle minoranze etniche, nonché la microanalisi della vita delle istituzioni. In effetti, dopo la rivoluzione malinowskiana, è l'osservazione partecipante di lunga durata su un campo definito come entità spaziale ben delimitata e protetta che continua ad assicurare la legittimità di questa disciplina. E anche se oggi si ammette che c'è posto per un'antropologia dei mondi contemporanei, l'accento messo sulla globalizzazione delle culture sembra, alla lunga, minacciare la specificità dell'oggetto stesso dell'antropologia, nel senso che esso diventerebbe comune a molte discipline. [Jean-Loup Amselle]

Il vecchio lavoro sul campo è sostanzialmente scomparso con la scomparsa del campo: uno spazio ristretto dove osservare la vita di una "tribù di selvaggi". Alcuni sostengono che forme di connessione tra società distanti ci siano sempre state a prescindere dalla recente globalizzazione e che, di conseguenza, le tribù non siano mai esistite. Oggi scegliere un "campo" significa costruirlo: comporta tutta una serie di semplificazioni e riduzioni necessarie a costruire un oggetto d'indagine compatto. È necessario non solo isolare un fenomeno ma concentrarsi su un numero ridotto di "soggetti" di studio (da qui non si scappa: è l'uomo la materia di cui si occupa l'antropologia). Quindi: scegliere l'argomento, le persone da osservare, spostarsi nel posto più adatto a svolgere l'osservazione, laddove sia possibile (non lo spostamento ma una concentrazione significativa di persone osservabili).

Nel  mio caso non c'era nessuno studio precedente che potesse darmi indicazioni, ma nemmeno influenzarmi con forme e categorie già stabilite. C'era una definizione ufficiale, molta documentazione statistica e testimonianze sparse. L'ufficialità definiva il mio oggetto (l'Erasmus è uno studente universitario all'estero). C'era un lasso temporale prestabilito, anche questo ufficialmente (da 3 a 12 mesi), sufficiente a un'osservazione approfondita. C'era un luogo fortuitamente "chiuso", Alicante, e un numero di soggetti sufficientemente ampio (credo una delle maggiori concentrazioni di Erasmus in Europa) ma tuttavia maneggiabile.

Avevo il privilegio di osservare una moderna tribù di selvaggi uniforme per unità di tempo, spazio e azione? Sì e no: avevo in scala ridotta un campione rappresentativo del milione e mezzo di Erasmus con interferenze esterne ridotte al minimo, come in un laboratorio. Però dalla modernità non si torna indietro e mi scontravo con passati e futuri da valutare, presenti interconnessi e, non ultimo, il problema di essere contemporaneamente oggetto di studio (Erasmus anch'io) e autrice del medesimo. Questo "problema", di osservare e partecipare, è il metodo che distingue l'antropologia dalle altre discipline.


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