Gli studenti universitari all'estero hanno le necessità economiche di qualsiasi studente fuori sede. Laddove non intervengano i genitori a finanziare l'investimento di sapere, gli Erasmus si ingegnano come possono per racimolare il denaro sufficiente a vivere all'estero.
Naturalmente il mestiere più ambito è quello più strettamente collegato allo 'spirito Erasmus': pr, barista, deejay e animatore sono i 'lavoretti' più gettonati.
Seguono a ruota: improvvisate lezioni di recupero nella lingua madre, comparsa in tv e film locali, dog sitter, commesso in sexy shop, distributore promozionale di sigarette e alcolici, uomo/donna sandwich, organizzatore di party e gite e, buon ultimo, valutatore di prodotti enogastronomici locali.
A parte di scherzi (anche se è tutto vero), lavorare nei week end è prassi comune e diffusa, oltre ad essere un comodo mezzo per vivere più da vicino la realtà locale.
Tornando alla teoria, la povertà in cui si viene a trovare il nostro Filippo è piuttosto di carattere spirituale: il nostro Erasmus non ha niente, non capisce, non sa, non conosce. Si trova in una condizione di inferiorità strutturale che riesce a gestire solo attraverso il gruppo.
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