Quindi il rito sta sempre in uno schema più generale pur rimanendo un elemento di mediazione nel passaggio dalla struttura all'antistruttura e di nuovo di reintegrazione nella struttura. Ha una funzione paradigmatica: come modello per può anticipare o generare mutamento, come modello di può inscrivere un ordine nelle menti di chi vi partecipa. Come molte rappresentazioni il rituale si coniuga al congiuntivo. Il congiuntivo è il regno della possibilità, del desiderio, della supposizione. L'indicativo controlla la struttura e le aree quotidiane della società, del sistema economico, della legge, della politica. Il passaggio dall'indicativo al congiuntivo è strettamente legato alla liminalità: i tabù crollano, le fantasie diventano realtà, il ricco è povero, l'umile si inorgoglisce. Il rapporto congiuntività-indicatività è paradossale (una specie di "parentela incestuosa"): "è esatto dire che la congiuntività è la madre dell'indicatività, dato che qualsiasi realizzazione non è che una fra una miriade di possibilità ontologiche, alcune delle quali possono essere attualizzate in qualche altro punto o in qualche altro momento dello spazio-tempo".
Seguendo le possibilità congiuntive si possono formulare considerazioni interessanti su ciò che Bateson chiama metalinguaggio e metacomunicazione, intendendo con questi termini la capacità si pensare a come si pensa, di giudicare il modo in cui si giudica, di parlare di come si parla. Questi concetti si applicano solitamente agli studi linguistici e semiotici ma si adattano bene alla liminalità. Questa sospensione della quotidianità lessicale che permette a tutti di riflettere sui codici che rendono possibile la comunicazione alienandosi temporaneamente dal contenuto che è oggetto di comunicazione, viene trasferita alla metasituazione liminale: uomini e donne di una data cultura possono prestare piena attenzione alla loro situazione esistenziale, meditando su ciò che la loro cultura considera “questioni supreme”.
Questa capacità di riflettere su stessi e sulla propria posizione rispetto al mondo va sotto il nome di riflessività: "un atto riflessivo implica un'azione dell'agente su sé stesso, indicando l'identità di soggetto e oggetto". Questa riflessività non è un fatto singolare ma coinvolge tutte le persone che partecipano alla metarappresentazione.
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