Nel 1909 tale Van Gennep Arnold pubblica un grazioso libretto talmente valido che le nostre proposte interpretative di un fenomeno vecchio di neanche vent'anni (l'Erasmus) partono proprio da alcune sue fondamentali classificazioni, risalenti ormai a un secolo fa.
Van Gennep concepisce la vita degli individui come
una successione di tappe nelle quali il termine finale e l'inizio costituiscono degli insiemi dello stesso ordine: nascita, pubertà sociale, matrimonio, paternità, progressione di classe, specializzazione di occupazione, morte. A ciascuno di questi insiemi corrispondono cerimonie il cui fine è identico: far passare l'individuo da una situazione determinata a un'altra anch'essa determinata. [Van Gennep]
Le sequenze cerimoniali vengono esaminate e inserite in uno schema classificatorio: i riti di passaggio "raggruppano tutte le sequenze cerimoniali che accompagnano il passaggio da una situazione a un'altra e da un mondo (cosmico o sociale) a un altro". Si distinguono: riti preliminari (separazione), liminari (margine) e postliminari (aggregazione). I primi agevolano il distacco dell'individuo da una situazione originaria, i secondi lo collocano in uno stato di sospensione, i terzi assecondano la sua introduzione nel nuovo territorio, nel nuovo gruppo o nella nuova categoria sociale.
Da qui in poi useremo l'Erasmus come modello esplicativo delle teorie di Van Gennep (in realtà facciamo esattamente il contrario).
Il primo problema che bisogna risolvere è definire la "separazione" dell'Erasmus dalla situazione originaria. Questa separazione avviene su più livelli: lo Stato prende atto che non si farà più carico del nostro Erasmus firmandogli il modello E111 per l'assistenza sanitaria all'estero. L'università attesta in triplice copia lo status di "studente Erasmus" e durante la permanenza all'estero non avrà nessun obbligo nei suoi confronti (lo cede per la durata dell'esperienza all'università straniera). Sul versante privato si salutano i coprotagonisti della vita di sempre con diverse modalità e ci si dà appuntamento alla fine dell'avventura.
Quindi il timbro su un paio di pezzi di carta sancisce l'allontanamento dalla vita precedente. Nella società della burocrazia sono gli uffici amministrativi che decidono lo status del cittadino e se lo rimbalzano di sezione in sezione. Un altro timbro nell'università ospite accoglie e certifica il nuovo arrivato: l'Erasmus "c'è". Quando esce dall'Ufficio relazioni internazionali entra ufficialmente nel magnifico mondo degli Erasmus. È questo il passaggio materiale che segna l'ingresso nella fase liminare. Non il viaggio che lo conduce nel nuovo paese, non l'attraversamento della frontiera: quella è una linea visibile solo sulle carte e sulle foto dei turisti ripresi sotto il cartello stradale. La linea di confine, la soglia, è la porta de la oficina de movilidad (l'ufficio Erasmus): quando poggia il piede fuori entra nello stato di sospensione.
Ma della sospensione parleremo in una sezione a parte, che è il centro della nostra ipotesi interpretativa.
La porta d'ingresso è anche la porta d'uscita dalla fase di margine. Mesi dopo, un altro timbro, nello stesso ufficio, uscita dalla stessa porta: il piede questa volta poggia su un terreno vecchio. Per la burocrazia, l'Unione Europea, la Nazione d'origine e quella ospite smetti di essere Erasmus in quel momento. Per l'individuo è il saluto al gruppo che segna la fuoriuscita dal periodo di margine. Il periodo di aggregazione per il pubblico non è nient'altro che una voce in più nel curriculum studiorum, per il privato è il rientro alla vita di prima. È il ritorno al profano.
Tali mutamenti di stato [sacro/profano] non si realizzano senza un qualche turbamento della vita sociale e individuale, ed è proprio ad attenuare gli effetti fastidiosi che è destinato un certo numero di riti di passaggio. […] Un individuo che viva a casa sua, nel suo clan, vive nella dimensione profana; vive invece nel sacro da quando se ne va e si trova, come uno straniero, in prossimità di un luogo abitato da sconosciuti. [Van Gennep]
Lo schema non si articola in tre soli passaggi, ma in cinque: "vi è qui un duplice canovaccio: riti di separazione dal mondo comune e riti di aggregazione al mondo sacro; poi un periodo di margine; infine riti di separazione dal mondo sacro locale e riti di reintegrazione nel mondo consueto". O meglio due delle tre fasi si sdoppiano. I riti di separazione e aggregazione sono in qualche modo uguali e contrari, speculari: stessi timbri che segnano l'uscita e l'ingresso dalla società d'appartenenza; stessi riti che marcano l'ingresso nel "margine" e l'uscita da esso: visite, scambio di saluti e di doni, consumazione di ultime cene e festini, accompagnamento per un tratto di strada (o alla stazione, o all'aeroporto).
Allo straniero viene sovente data una "casa comune" come alloggiamento […]. Lo straniero si trova per ciò stesso aggregato non certo alla società generale, ma alla società speciale che corrisponde maggiormente al suo carattere di uomo attivo e potente. Questa ospitalità conferisce allo straniero un certo numero di diritti militari, sessuali, politici.
L'Erasmus è una specie particolare di straniero ma verrà sempre trattato con la cortesia che si riserva agli ospiti di passaggio. Gli saranno concesse accoglienti dimore e elargiti ottimi consigli ma le persone del posto, gli abitanti del villaggio, manterranno sempre le distanze e una sorta di filosofico distacco. E l'Erasmus, lo straniero, custodirà questa sua estraneità nei confronti del resto della società e si costituirà come un corpo estraneo, esterno. Come i novizi nei riti di iniziazione godrà di privilegi e deroghe, sarà intoccabile come le divinità e pericoloso come un demone, privo di identità individuale ma immediatamente riconoscibile grazie al gruppo al quale appartiene.
Ora è nello stato di margine, che esaminiamo nel prossimo paragrafo.
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