Durante il giorno pensate che il Paese Che Non C’è sia soltanto una leggenda, e così la pensano quelli come voi, ma questo è il Paese Che Non C’è che diventa vero.
James M. Barrie, Peter Pan, Atto II (pagina 1 di Smemoranda 2006)
Eric Leed, nel suo splendido libro La mente del viaggiatore, mette in luce come sia proprio il transito la fase che più contribuisce a modificare la percezione del viaggiatore. Nella sua accezione storica, infatti, il viaggio rappresenta un'esperienza liminale: il viaggio è "tra". È il movimento, il passaggio cosciente da un luogo all'altro, a modificare le percezioni del viaggiatore, così come ne modifica identità e carattere. Lo spostarsi produce effetti mentali in quanto sviluppa le capacità di osservazione e concentrazione. Il movimento stesso diventa veicolo di percezione che astrae e generalizza la forma e i rapporti dalle cose e dai termini. Il viaggiare provoca uno stato di flusso che innesca una distorsione del tempo. Lo spostamento soddisfa e genera un bisogno di movimento, ma può far sorgere successivamente anche altri desideri: di stabilità in una situazione di squilibrio, di immutabilità in uno stato transitorio, di coerenza in un clima di dissociazione. Mutano i rapporti con gli altri e cadono molti pregiudizi legati alla stanzialità, se non altro perché un individuo, abituato a pensarsi al centro nel proprio mondo, una volta in viaggio diventa marginale e deve perciò modificare il proprio sguardo. [Marco Aime]
Quanti viaggi fa Filippo? Tanti: tra il primo viaggio che lo porta a destinazione nella sua città Erasmus e l'ultimo, uguale al primo ma di direzione opposta che lo riporta a casa, ce ne sono molti. Ma trattare dei viaggi che uno fa in Erasmus sarebbe banale e fuorviante. Quello che si può sostenere a questo punto è che il vero viaggio di Filippo è l'Erasmus: il cammino che Filippo compie per unire un punto di partenza che coincide con il punto d'arrivo. È viaggio tutto quello che c'è in mezzo: il "tra", tutti i giorni di tutti i mesi del suo Erasmus. Tutto quello che fa in questo "tra" è difficile da definire, spiegare, capire proprio perché è movimento, fluidità, confusione, caos, slittamento di punti di vista e significati. Erasmus come spostamento su un terreno instabile. Una terra di confine o finis terrae. Utopia. Troppo filosofico? Effettivamente sì, almeno per me. Proseguiamo per gradi.
Abbiamo detto che il vero viaggio è il soggiorno all'estero. "Durante" Filippo non ne è consapevole, avverte che sta vivendo in una dimensione strana ma non sa definirla, non riesce a trovarle un nome (dare i nomi alle cose vorrebbe dire fermare il flusso, scendere dal treno, mettere fine al viaggio).
Il nome a questa "cosa", al "tra", si dà a Erasmus finito. Si dice: "Io sono stato in Erasmus" e non "Io sono stato in Erasmus in Spagna, a Madrid, in Inghilterra, a Londra, a Bilbao". Si cancella la città, il posto fisico, geografico, toponomastico. Tutti raccontano: "Io in Erasmus ho conosciuto Tizio, ho fatto questa cosa" o cominciano le frasi con "Quando ero in Erasmus".
Erasmus diventa il posto dove sei stato, dopo un po' ti convinci che effettivamente tu sei stato nel Paese Erasmus, che hai vissuto nella città Erasmus, il caro progetto si è cannibalizzato la città vera e ha un po' cannibalizzato anche te, proprio non vuole restituirti al mondo reale: il pianeta Erasmus, l'Erasmus-isola-che-non-c’è, l'Erasmus pianeta dei balocchi, l'Erasmus Utopia, non ti restituisce "quella cosa che ti rimane dentro (l'essere in Erasmus)". Tu sarai anche tornato a casa da Alicante ma l'Erasmus che alberga in te è rimasto e rimarrà per sempre in Erasmus, perennemente in viaggio in una specie di Iperuranio, di isola felice, di mondo parallelo, virtualmente reale ma realmente virtuale, purtroppo per te che non te ne fai una ragione.
Perciò espulso dal "tra" (il luogo/non-luogo), finalmente hai trovato l'etichetta giusta per nominarlo (il logo), ma ti rimane solo la parola per definirlo, una parola che si muove, un "attraverso", una mediazione: un dialogo.
Ma il Viaggio è già altrove.
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